M'ARTE / PERSONALE 2010

Stefano Tonelli. Sul bordo del buio e della luce

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Una ripresa cinematografica da grande autore, roteante, parallelamente spettacolare e spirituale, dove la cinepresa è però la pittura, le sue suggestioni e la sua logica, in una linea di continuità inarrestabile che accorcia le distanze tra l'arte classica ed il concettuale contemporaneo, costruisce la nuova storia, che riconduce un ritaglio del momento agli scenari dell'eterno-infinito, nel nuovo libro “narrato” dalle ultime opere di Stefano Tonelli.
Un corpus unico per l'esposizione a carattere installativo, scandita dalle note composte ed eseguite sul tema da Christian Ravaglioli, “Sul bordo del buio e della luce” che conduce lungo i fotogrammi dialetticamente astratti-figurativi, dove l'individuale e l'universale, l'interno e l'esterno, osano aprire nuove porte, intuite nel dialogo in profondità costruito tra buio e luce. Un inedito Stefano Tonelli, raffinato talento artistico, pioniere dell'arte contemporanea, ma anche ambasciatore consapevole e riconoscente dell'intramontabile magnificenza degli antichi maestri, “girando” le scene dalla finestra privilegiata e libera dell'arte, rimanda una metafora di stile incisiva, ritratto già consegnato, per la condizione incerta della civiltà oltre il post- moderno.
Cosmico, ma non apocalittico, mistico, ma laico, il racconto di Stefano Tonelli, si insinua nelle incrinature delle certezze, su quella linea del cambiamento dove il singolo uomo finito, quel “micro che ha lo stesso alito del macro”, come mette a fuoco l'autore, trasforma con equivalente forza e possibilità di azione, gli scenari aperti e imponderabili dell'universo globale.
E la luce folgorante, dai timbri ora blu, ora più ruggine, o bianca e allucinata, in filamenti e spirali dalle scenografie del caos, o i punti pulsanti ed ipostatici, gli angeli disegnati dalle incandescenze abbaglianti, rese con la pittura ad olio, quando la tecnica non    canonica, oltre l'uso stesso del pennello, e dalla procedura di evocazione informale, richiama la grande lezione di Rembrandt, studiata dall'artista e “custodita” in una citazione di senso, il fuoco interno delle sue figure che trasfigurava la natura e creava nuovi, possibili ambienti.
Il mistero esistenziale si manifesta così in una forma espressiva che si muove ritmicamente su contenuti ora estranei, ora familiari, a tratti disorientanti e rassicuranti, uno scambio di sguardi tra l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande, nella sintesi di opposti che apre nuove vie allo stesso pensiero, a partire dalla spettacolarità di un'imminente, insieme seducente e sconvolgente, ma non più evitabile e rimandabile visione.
Un artista che si definisce come un “radar” Stefano Tonelli, nel suo personale percorso, dalla rivoluzionaria Land Art, nei primi anni Settanta, al cammino a ritroso verso il recupero della pittura, quella pittura però con i cui “occhi” si “filmano” delle cose. L'arte si manifesta così come soggetto intenzionale che prende per mano e “avverte”, guidando a vivere quella “pellicola” atipica, animata da segni e grafemi costruiti dal sodalizio di ombra e luce, dove i segreti dell'infinito restituiscono il coraggio di guardare e interpretare attivamente le oscillazioni che disegnano il volto complesso, sfumato e sfuggevole dell'esistenza, quando la cinepresa o il pennello, scambiano ruolo, ma faticano entrambi a lasciare una traccia eterna, che racconti e parli ancora, di una storia del nostro tempo.


Elena Capone